lunedì 15 aprile 2013

Una preghiera per ogni dito della mano

Ci vogliamo regalare oggi una preghiera anche se forse si tratta più di un invito alla preghiera che l'attuale Papa Francesco scrisse diversi anni fa, quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires.


Una preghiera per ogni dito della mano

1. Il pollice è il dito a te più vicino. Comincia quindi col pregare per coloro che ti sono più vicini. Sono le persone di cui ci ricordiamo più facilmente.
Pregare per i nostri cari è "un dolce obbligo".

2. Il dito successivo è l'indice. Prega per coloro che insegnano, educano e curano. Questa categoria comprende maestri, professori, medici e sacerdoti. Hanno bisogno di sostegno e saggezza per indicare agli altri la giusta direzione. Ricordali sempre nelle tue preghiere.

3. Il dito successivo è il più alto. ci ricorda i nostri governanti. Prega per il presidente, i parlamentari, gli imprenditori e i dirigenti. Sono le persone che gestiscono il destino della nostra patria e guidano l'opinione pubblica... Hanno bisogno della guida di Dio.

4. Il quarto dito è l'anulare. Lascerà molti sorpresi, ma è questo il nostro dito più debole, come può confermare qualsiasi insegnante di pianoforte. E' lì per ricordarci di pregare per i più deboli, per chi ha sfide da affrontare, per i malati. Hanno bisogno delle tue preghiere di giorno e di notte. Le preghiere per loro non saranno mai troppe. Ed è lì per invitarci a pregare anche per le coppie sposate.

5. E per ultimo arriva il nostro dito mignolo, il più piccolo di tutti, come piccoli dobbiamo sentirci noi di fronte a Dio e al prossimo. Come dice la Bibbia, "gli ultimi saranno i primi". Il dito mignolo ti ricorda di pregare per te stesso... Dopo che avrai pregato per tutti gli altri, sarà allora che potrai capire meglio quali sono le tue necessità guardandole dalla giusta prospettiva.


    lunedì 8 aprile 2013

    Gifrino "conosci te stesso"

    Statuto della Gioventù Francescana D'Italia

    FORMA DI VITA

    Identità e natura della Gioventù Francescana.

    1. La Gi.Fra. è la Fraternità dei giovani che si sentono chiamati dallo Spirito Santo a fare l'esperienza della vita Cristiana alla luce del messaggio di S. Francesco d'Assisi, all'interno della Famiglia Francescana.
      A motivo della scelta francescana vissuta nella Secolarità, i giovani maturano la loro vocazione nell'ambito della Famiglia dell'Ordine Francescano Secolare di cui la Gioventù Francescana è parte integrante.
    2. I Giovani Francescani considerano la regola dell'O.F.S. approvata da Paolo VI, come documento ispirazionale della propria vita e come singoli e come Fraternità, confermando tale scelta mediante la " Promessa ". (cfr. art.5).
    3. La norma di vita dei giovani francescani e il Vangelo: in ogni sua parola, come in ogni uomo, essi sanno di incontrare Gesù Cristo; per questo si impegnano assiduamente " a passare dal Vangelo alla Vita e dalla Vita al Vangelo ". (Regola O.F.S. art. 4).
    4. La Gi.Fra. offre il servizio fraterno ed i mezzi per raggiungere la maturità umana, cristiana e francescana, contribuendo in tal modo a "rendere presente il carisma del comune Padre Serafico nella vita e nella missione della Chiesa". (Regola O.F.S., 1).

    Impegni e Metodi.

    1. La " Promessa" Gi.Fra. è l'impegno del giovane a conoscere ed a vivere il Vangelo secondo l'esempio di S. Francesco in seno alla propria fraternità che lo accompagna nel cammino di ricerca e di crescita spirituale.
    2. In conformità all'articolo 2, la "Forma di vita" della Gioventù Francescana è la seguente:
    a)      ...ricerchino la persona vivente ed operante di Cristo nei fratelli, nella Sacra Scrittura, nella Chiesa e nelle Azioni Liturgiche.
    La fede di S. Francesco che dettò queste parole: " niente altro vedo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo Figlio di DIO se non il Suo Santissimo Corpo ed il Santissimo Sangue", sia per essi l' ispirazione e l'orientamento per la vita Eucaristica.
    b)      Sepolti e resuscitati con Cristo nel battesimo, che li rende membri vivi della Chiesa, ...si facciano testimoni e strumenti della sua missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola.

    Ispirati da S. Francesco e con lui chiamati a ricostruire la Chiesa, si impegnino a vivere in piena comunione con il Papa, i Vescovi ed i Sacerdoti in un fiducioso ed aperto dialogo di creatività apostolica. (Regola O.F.S., art.6).
    c)      ...In virtù della loro vocazione, sospinti dalla dinamica evangelica, conformino il loro modo di pensare e di agire a quello di Cristo mediante un radicale mutamento interiore che lo stesso Vangelo designa con il none di " conversione", la quale, per l'umana fragilità, deve essere attuata ogni giorno.

    In questo cammino di rinnovamento il Sacramento della Riconciliazione è segno privilegiato della misericordia del Padre e sorgente di grazia. (Regola O.F.S.,art.7).
    d)      Come Gesù fu il vero adoratore del Padre, così facciano della preghiera e della contemplazione l'anima del proprio essere e del proprio operare.

    Partecipino alla vita sacramentale della Chiesa, soprattutto all' Eucarestia, e si associno alla preghiera liturgica in una delle forme della Chiesa stessa proposte, rivivendo così i misteri della vita di Cristo. (Regola O.F.S., art.8).
    e)      La Vergine Maria, umile serva del Signore, disponibile alla sua parola ed a tutti i suoi appelli, fu circondata da Francesco di indicibile amore e fu designata Protettrice ed Avvocata della sua Famiglia.

    I giovani francescani manifestino a Lei il loro ardente amore, con l' imitazione della sua incondizionata disponibilità e nella effusione di una fiduciosa e cosciente preghiera.
    (Regola O.F.S., art.9).
    f)        Unendosi all'obbedienza redentrice di Gesù che depose la sua volontà in quella del Padre, adempiano fedelmente agli impegni propri della condizione di ciascuno nelle diverse circostanze della vita, e seguano Cristo povero e crocifisso, testimoniando anche tra le difficoltà e le persecuzioni. (Regola O.F.S., art.10).
    g)      Cristo, fiducioso nel Padre, scelse per Se e per la Madre sua una vita povera ed umile, pur nell'apprezzamento attento ed amoroso delle realtà create; cosi ...(i giovani) cerchino nel distacco e nell'uso una giusta relazione ai beni terreni, semplificando le proprie materiali esigenze; consapevoli poi di essere, secondo il Vangelo, amministratori dei beni ricevuti a favore dei figli di Dio.

    Così, nello spirito delle " Beatitudini", s' adoperino a purificare il cuore da ogni tendenza e cupidigia di possesso e di dominio, quali " pellegrini e forestieri" in cammino verso la casa del Padre.
    h)      Testimoni dei beni futuri ed impegnati nella vocazione abbracciata all' acquisto della purità di cuore, si rendano così liberi all' amore di Dio e dei Fratelli. (Regola O.F.S.,art.12).
    i)        Come il Padre vede in ogni uomo i lineamenti del suo Figlio, primogenito di una moltitudine di fratelli,...accolgano tutti gli uomini con animo umile e cortese, come dono del Signore e immagine di Cristo.

    Il senso di fraternità li renderà lieti di mettersi alla pari con tutti gli uomini, specialmente dei più piccoli, per i quali si sforzeranno di creare condizioni di vita degne di creature redente da Cristo. (Regola O.F.S.,art.13).
    l)        Chiamati, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, a costruire un mondo più fraterno ed evangelico per la realizzazione del regno di Dio, consapevoli che " chiunque segue Cristo, Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo", esercitino con competenza le proprie responsabilità nello spirito cristiano di servizio. (Regola O.F.S.,art.14).
    m)    Siano presenti con la testimonianza della propria vita umana ed anche con iniziative coraggiose, tanto individuali che comunitarie, nella promozione della giustizia ed in particolare nel campo della vita pubblica, impegnandosi in scelte concrete e coerenti alla loro fede. (Regola. O.F.S.,art.15).
    n)      Reputino il lavoro come dono e come partecipazione alla creazione, redenzione e servizio della comunità umana. (Reg. O.F.S.,art16).
    o)      Nella loro famiglia vivano lo spirito francescano di pace, fedeltà e rispetto della vita, sforzandosi di farne il segno di un mondo già rinnovato in Cristo. (Reg. O.F.S.,art.17).
    p)      Quali portatori di pace e memori che essa va costruita continuamente, ricerchino le vie dell' unità e delle fraterne intese attraverso il dialogo, fiduciosi nella presenza del germe divino che è nell' uomo e nella potenza trasformatrice dell' amore e del perdono.

    Messaggeri di " Perfetta Letizia", in ogni circostanza, si sforzino di portare agli altri la gioia e la speranza. 
    (Reg. O.F.S.,art.19)
    q)      Abbiano rispetto verso le altre creature, animate ed inanimate, che " dell'Altissimo portano significazione", e si sforzino di passare dalla tentazione di sfruttamento al francescano concetto di fratellanza universale.
    1. Per realizzare pienamente questa forma di vita, secondo schemi propri delle necessità del mondo giovanile e della sua pedagogia, i giovani francescani:
    a)      Vivono la fraternità come un segno visibile della Chiesa, comunità d' amore, e l' ambiente privilegiato in cui si sviluppano il senso ecclesiale e la vocazione cristiana e francescana, nonché come luogo ove naturalmente viene animata la vita apostolica dei suoi membri;
    b)      si inseriscano pienamente, in modo attivo ed operante, nella vita della Chiesa locale, aprendosi a tutte le prospettive ministeriali e pastorali;
    c)      intensificano il dialogo e la collaborazione tanto con le fraternità francescane quanto con gli altri gruppi ecclesiali, allo scopo di un maggior arricchimento reciproco e di un più efficace servizio alla Chiesa ed alla società;
    d)      rispondano generosamente alle indicazioni che le fraternità nazionale e regionale offrono in merito alla formazione attraverso i sussidi, i campi scuola, i corsi di aggiornamento, ritiri, momenti di preghiera, revisione di vita e simili iniziative atte allo scopo;
    e)      si avvalgono nell' apostolato di tutti i mezzi che si ritengono idonei per una efficace e moderna evangelizzazione (mezzi di comunicazione sociale ed artistica).
    1. La Fraternità giovanile francescana promuove incontri atti a preparare ed a formare i giovani ed i fidanzati alla vita sacramentale del matrimonio.
    2. Particolare attenzione i giovani rivolgano alle forme di volontariato, atte ad assicurare un servizio umano, responsabile e disinteressato ai fratelli, specialmente nell' ambito del proprio territorio e nella prospettiva della riconciliazione in campo nazionale ed internazionale.
    3. L' interesse dei giovani francescani è rivolto anche al momento ricreativo, che vuol essere un' ulteriore testimonianza della gioiosa esperienza di vita fraterna.

    domenica 7 aprile 2013

    Quel mare di misericordia che si riversa sul mondo


    da lanuovabq.it di Rinaldo Pozzi

    «Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine che dipingerai con il pennello venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua». Plock, città polacca sulle rive della Vistola, 1931. Suor Faustina Kowalska (1905-1938), poi canonizzata da Giovanni Paolo II il 30 aprile del 2000, riceve l’ordine da Gesù Cristo, durante una delle sue apparizioni: «Questa domenica deve essere la festa della Misericordia».


    «Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione – queste le parole annotate dalla Santa nel Diario voluto da Gesù stesso –. Concedo loro l’ultima tavola di salvezza, cioè la festa della Mia Misericordia. Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre».
    Una vita di sofferenze nascoste quella di Faustina (come le stigmate che portava), un’esistenza mistica durata 33 anni, segnata dalle apparizioni celesti (la Madonna, Gesù Cristo, Dio, gli angeli e i santi) e dalla lotta contro il demonio (che per lei nutriva un odio particolare) per strappare le anime dalle fiamme dell’Inferno.

    Sulle sue gracili spalle un compito imponente: implorare la Misericordia Divina per tutto il mondo grazie alle nuove forme di culto indicate dal Signore (l'immagine di Cristo con la scritta “Gesù confido in Te” e due raggi di luce che escono dal suo petto, la festa della Divina Misericordia, la coroncina e la preghiera alle tre del pomeriggio, nell'ora della sua morte) e con un nuovo movimento apostolico.

    Una promessa che si ripete anche oggi, 7 aprile 2013, Domenica della Divina Misericordia: «Chi si accosterà alla sorgente della vita conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia».

    Per ottenere questi doni, resi possibili dal calvario della Santa polacca, bisogna adempiere alle condizioni del culto alla Divina Misericordia essere in stato di grazia e ricevere degnamente la Comunione. Il quadro, oggi conosciuto in tutto il mondo, ma che Suor Faustina non ritenne mai all’altezza della bellezza di quel Gesù che continuamente le appariva, è strettamente legato al Vangelo di oggi, nel quale San Giovanni racconta l’apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e l’istituzione del sacramento della penitenza.

    Il Signore, consolando le lacrime della religiosa («Non nella bellezza dei colori, né del pennello sta la grandezza di questa immagine, ma nella Mia grazia») spiega il significato del ritratto: «Il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime. (…) Beato colui che vivrà alla loro ombra». Attraverso questo dipinto Gesù promette a tutti la salvezza eterna, progressi nel cammino verso la perfezione cristiana, la grazia di una morte felice e tutte le altre grazie, se chieste con fiducia.
    Con i grani del rosario si può invece recitare la coroncina alla Divina Misericordia, dettata da Gesù a Santa Faustina nel 1935 a Vilnius (offrendo a Dio Padre «il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità» di Gesù Cristo per implorare misericordia per i propri peccati, del prossimo e del mondo intero).

    Per tutti questi motivi, la Chiesa di Santo Spirito in Sassia (centro di spiritualità della Divina Misericordia ufficialmente istituito dal Cardinal Ruini nel 1994) è in preghiera dalla veglia iniziata ieri sera.
    Non è da escludere che Papa Francesco, devoto di Suor Faustina, la ricordi durante il Regina Coeli e magari faccia addirittura una visita nella Chiesa a due passi da San Pietro, infrangendo il protocollo, secondo il suo stile.

    Nel suo Diario la Santa, tra le terribili pagine dei suoi sei quaderni, ci regala infatti un episodio simpatico che ha a che fare con Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, di cui fa parte anche Papa Bergoglio. Nel luglio del 1935, il giorno in cui si festeggia il Santo, Suor Faustina, pensando a tutti gli ostacoli da superare per la fondazione della nuova congregazione lo rimproverava nei suoi pensieri («come può non venirmi in aiuto su questioni così importanti?») fino a quando, a un tratto, lo vide apparire sull’altare. «Figlia mia – le rispose il fondatore dei Gesuiti –, non sono indifferente alla tua causa. Questa regola si può adattare…». E indicando un grosso libro scomparve.

    mercoledì 3 aprile 2013

    Il Canto nella S. Messa

    Nella Liturgia, soprattutto nella Santa Messa, ogni cosa ha la sua importanza e la sua ragione d’essere. Il canto liturgico, assieme ad altri elementi – quali i gesti e le posizioni del corpo -, aiuta la persona ad entrare in un’atmosfera che la conduce al di là delle contingenze puramente terrene ed umane. Quando, infatti, durante una celebrazione liturgica si esegue un canto, i sensi vengono toccati in modo da muovere l’affettività e la fantasia.
    Il canto è prima di tutto una preghiera e, come tale, esige un profondo raccoglimento interiore ed un umile atteggiamento di fronte a Dio. Questo impegno è concretamente facilitato da una buona preparazione, che deve essere anzitutto interiore, perché il cuore sia disposto alla preghiera; poi esteriore, in modo che cantori, strumentisti e ogni altro animatore svolgano il loro compito primariamente preoccupati del servizio di lode. Occorre evitare che un’insufficiente preparazione finisca per concentrare talmente l’attenzione sugli aspetti tecnici, al punto da distogliere la mente e il cuore dalla preghiera comune.
    L’essere “segni” della presenza del Signore in mezzo al suo popolo richiede, inoltre, a tutti i cantori che il loro atteggiamento interiore si manifesti, anche esteriormente, in una vita cristiana improntata all’unità di fede e di carità con la propria comunità cristiana. La necessità di possedere una sufficiente competenza comporta, poi, la fatica di un continuo sforzo per diventare adeguatamente preparati a svolgere il proprio servi zio in modo che sia, da una parte, il più possibile degno del Signore, a cui viene rivolta la preghiera e, dall’altra, rispettoso verso i fratelli a cui si intende offrire un aiuto per pregare meglio.
    Evidentemente, come per ogni ministero ecclesiale, anche per il canto deve esserci una specifica attitudine: una voce, cioè, che – debitamente verificata ed educata – possa fondersi bene nel coro.

    La Costituzione apostolica “Principi e norme per l’uso del Messale Romano” offre, nel terzo capitolo, “Uffici e ministeri nella messa”, un quadro complessivo di come dovrebbe sempre configurarsi ogni assemblea liturgica e del servizio che il coro è chiamato a svolgervi:
    “Nell’assemblea che si riunisce per la S. Messa, ciascuno ha il diritto e il dovere di recare la sua partecipazione in diversa misura a seconda della diversità di ordine e di compiti. Pertanto tutti – sia i ministri che i fedeli – compiendo il proprio ufficio, facciano tutto e soltanto ciò che è di loro competenza, così che la stessa disposizione della celebrazione manifesti la Chiesa costituita nei suoi diversi ordini e ministeri” (n. 58).

    “Nella celebrazione della messa i fedeli formano la gente santa, il popolo che Dio si è acquistato, e il sacerdozio regale, per rendere grazie a Dio, offrire la vittima immacolata non soltanto per le mani del sacerdote, ma anche insieme con lui, e imparare ad offrire se stessi. Procurino, quindi, di manifestare tutto ciò con un profondo senso religioso e con la carità verso i fratelli che partecipano alla stessa celebrazione. Evitino perciò ogni forma di individualismo e di divisione, tenendo presente che hanno un unico Padre nei cieli e che, per ciò, tutti sono tra loro fratelli. Formino invece un solo corpo, sia nellascoltare la parola di Dio, sia nel pren dere parte alle preghiere e al canto, sia specialmente nella comune offerta del sacrificio e nella comune par tecipazione alla mensa del Signore. I fedeli non rifiutino di servire con gioia l’assemblea del popolo di Dio, ogni volta che sono pregati di prestare qualche servizio particolare nella celebrazione” (n. 62).

    È indicato chiaramente, innanzitutto, lo scopo del servizio del coro nella liturgia: cantare la fede cristiana. I cantori sono chiamati primariamente a professare nell’assemblea liturgica la propria fede: ciò coinvolge direttamente la responsabilità dei pastori nel provvedere alla loro formazione spirituale.
    Il coro, dunque, ha due precisi compiti “tecnici” per la liturgia:
    · funzione di guida nel canto;
    · coinvolgimento dell’intera assemblea in una più attiva partecipazione.
    Poiché il coro fa parte dell’assemblea, è evidente che anche la sua collocazione all’interno della chiesa deve corrispondere a questo principio. Benché quasi ovunque si siano abbandonate le cantorie poste sopra la porta d’ingresso o in tribune laterali, è opportuno che la posizione del coro faccia quasi da cer­niera tra i posti dei fedeli e il presbiterio, in quanto il coro fa parte dell’assemblea dei fedeli, pur svolgendo un suo particolare ufficio.
    A quanto abbiamo appena detto riguardo ai compiti e alle funzioni del coro, corrisponde all’intera assemblea di partecipare anch’essa al canto, senza delegare completamente questo servizio solo al coro, il quale, come abbiamo visto, svolge il compito di guida per il coinvolgimento di tutta l’assemblea liturgica. Ogni membro dell’assemblea non deve sentirsi, per ciò, esentato dal partecipare non solo con le risposte alle preghiere del sacerdote, ma anche a contribuire con la propria voce per manifestare l’unità dell’assemblea. Qualcuno potrà obiettare – di fronte a questa raccomandazione – di non avere una voce intonata o di non conoscere il repertorio dei canti… Nel primo caso, è bene almeno intonare sottovoce senza causare disturbo a chi sta vicino, nel secondo, è importante impegnarsi per apprendere i canti di un repertorio che – in fin dei conti – non è poi così vasto.
    Il repertorio dei canti

    Collegandoci a quanto appena detto, occorre sottolineare che la scelta dei canti dovrà orientarsi verso quelli che meglio favoriscano la partecipazione dell’intera assemblea. Parlando di cori, occorre ricordare ancora una volta che la loro partecipazione al canto liturgico non si limita ai canti a più voci. Anche il canto ad una voce ha bisogno del coro e dei suoi solisti, sia per inquadrare e sostenere il canto di tutta l’assemblea, sia per alternarsi con essa quando la struttura del canto lo richieda.
    In ogni caso, si pone il problema di una corretta scelta dei canti per la celebrazione. Bisogna tener presente: la funzione rituale (per esempio: rito della comunione, canto dopo il battesimo), la forma musicale (inno, responsorio, acclamazione), il repertorio conosciuto. Non sempre è possibile dare indicazioni precise: preoccuparsi della scelta è, però, già buon indi ce di serietà nell’approccio alla celebrazione. Scegliere, talora, può anche voler dire “decidere di non cantare”, sia per l’indisponibilità di materiali adatti (che potranno talvolta essere sostituiti dalla musica strumentale), sia soprattutto avendo a cuore l’equilibrio globale della celebrazione. Si dovrebbero così evitare alcune distorsioni che spesso ci capita di rilevare: per esempio, una prima parte della messa ricca di canti, e una liturgia eucaristica affrettata e povera; un “Santo” fin troppo lungo, mentre il salmo responsoriale è solo recitato; un canto ripetuto fino alla noia in qualsiasi rito, e in circostanze le più diverse; una celebrazione dove l’orecchio finisce per stancarsi di tante parole e suoni, mentre ha bisogno di giusti spazi di silenzio.

    È importante lasciare alcuni momenti di silenzio. Non occorre affollare di canti tutta la celebrazione. È, piuttosto, necessario scegliere i canti in modo che siano distribuiti con equilibrio nelle varie parti di cui è composta ogni azione liturgica: riti d’inizio, liturgia della Parola, liturgia sacramentale, riti di conclusione. In particolare, non si suoni mentre il sacerdote dice la preghiera eucaristica (come invece si faceva quando questa era detta sottovoce).

    Fonte: Vocazione.org, Padre Dermot Ryan LC

    lunedì 25 marzo 2013

    Non fatevi rubare la Speranza!

    La fraternità sta camminando da qualche tempo riflettendo sulle virtù e non appena terminate quelle cardinali abbiamo vissuto per cominciare quelle teologali, anche in occasione dell'anno della fede un ritiro di preparazione alla Pasqua proprio sul tema della fede. Concluderemo questa parte di cammino con il prossimo incontro che riguarderà la carità, ma oggi abbiamo parlato e discusso riguardo la speranza. 
    Ci piace condividere con tutti voi alcune delle parole, che come si suol dire cadono "a fagiolo", che parlano in più punti della speranza, tratte dall'omelia di Papa Francesco della messa di ieri, Domenica delle Palme.

    "[…]Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l’anima.

    Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. È grande l’amore di Gesù. […]

    E questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili[…] E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo[…] Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù.

    Seconda parola. […]Come entra Gesù in Gerusalemme? La folla lo acclama come Re. E Lui non si oppone, non la fa tacere. Ma che tipo di Re è Gesù? Guardiamolo: cavalca un puledro, non ha una corte che lo segue, non è circondato da un esercito simbolo di forza. Chi lo accoglie è gente umile, semplice, che ha il senso di guardare in Gesù qualcosa di più; ha quel senso della fede, che dice: Questo è il Salvatore. Gesù non entra nella Città Santa per ricevere gli onori riservati ai re terreni, a chi ha potere, a chi domina; entra per essere flagellato, insultato e oltraggiato, come preannuncia Isaia nella Prima Lettura; entra per ricevere una corona di spine, un bastone, un mantello di porpora, la sua regalità sarà oggetto di derisione; entra per salire il Calvario carico di un legno. E allora ecco la seconda parola: Croce. Gesù entra a Gerusalemme per morire sulla Croce. Ed è proprio qui che splende il suo essere Re secondo Dio: il suo trono regale è il legno della Croce!

    Penso a quello che Benedetto XVI diceva ai Cardinali: Voi siete principi, ma di un Re crocifisso. Quello è il trono di Gesù. Gesù prende su di sé... Perché la Croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo. Mia nonna diceva a noi bambini: il sudario non ha tasche. Amore al denaro, potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato! E anche - ciascuno di noi lo sa e lo conosce - i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l’intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte.

    Oggi in questa Piazza ci sono tanti giovani: […] Ecco la terza parola: giovani! Cari giovani, […]Voi avete una parte importante nella festa della fede! Voi ci portate la gioia della fede e ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre: un cuore giovane, anche a settanta, ottant’anni! Cuore giovane! Con Cristo il cuore non invecchia mai! Però tutti noi lo sappiamo e voi lo sapete bene che il Re che seguiamo e che ci accompagna è molto speciale: è un Re che ama fino alla croce e che ci insegna a servire, ad amare. E voi non avete vergogna della sua Croce! Anzi, la abbracciate, perché avete capito che è nel dono di sé, nel dono di sé, nell’uscire da se stessi, che si ha la vera gioia e che con l’amore di Dio Lui ha vinto il male. […]
    Tre parole: gioia, croce, giovani.
    Chiediamo l’intercessione della Vergine Maria. Lei ci insegna la gioia dell’incontro con Cristo, l’amore con cui lo dobbiamo guardare sotto la croce, l’entusiasmo del cuore giovane con cui lo dobbiamo seguire in questa Settimana Santa e in tutta la nostra vita. Così sia".


    giovedì 14 marzo 2013

    qui sibi nomen imposuit FRANCISCUM!

    Città del Vaticano, 13 Marzo 2013, pochi minuti dopo le 19. Piazza S.Pietro è stracolma, una distesa di ombrelli sotto la pioggia battente. Sotto quegli ombrelli circa 150 mila nasi all'insù, Babele di curiosi e oranti rivolti al cielo (e al comignolo della cappella Sistina).
    Comincia ad uscire una debole cortina di fumo: sarà certamente nera dicono i giornalisti in diretta, ma bastano pochi secondi per non avere più dubbi, è bianca! E' bianca!!! Bianchissima!
    Prendono inesorabilmente a suonare le campane a festa, una grande festa! Cominciano le urla a squarciagola, quegli stessi ombrelli cominciano a manifestare la gioia di chi li sostiene aperti, una danza "su e giù" di ombrelli e di bandiere e di colori e di lingue! La Chiesa ha un PAPA!

    Nell'ora successiva l'entusiasmo lascia un po' di spazio alla fatidica domanda, chi sarà? Il biblista teologo Ravasi? L'arcivescovo di Milano Scola? Il francescano O'Malley? Il simpatico quanto profondo Dolan? Ma tanti altri nomi i bookmakers avevano pronunciato nelle ultime settimane e soprattutto nelle ultime ore: Tagle,Turkson, Ouellet ed altri. Poi comincia l'altra grande curiosità e la divinazione onomastico-pontificale del prossimo papa: ci sono stati 23 Giovanni, 16 Benedetto, 13 Leone, 12 Pio, mai usati Marco, Luca e Matteo.
    Il popolo di Dio freme, trascorre più di un'ora nella quale sale la tensione, la curiosità e la gioia.
    Ma la sorpresa non tarda, si accendono le luci della loggia centrale che sovrasta la basilica e quindi la piazza, occhi fissi là.

    Annuntio vobis magnum gaudium: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum!

    A voi la possibilità di rivivere con questo video l'emozione che tutti noi abbiamo provato ieri sera.



    gifrasinalunga

    martedì 12 marzo 2013

    i Temperanti..

    La Temperanza è raffigurata come una figura 

    femminile che impugna una spada strettamente legata da nodi, 

    simboleggiante come essa non ricorra alla forza. 

    Indossa una lunga tunica ed ha il capo coperto da un cappuccio.

    Durante l'ultimo incontro la fraternità ha affrontato la quarta virtù cardinale, la temperanza. Abbiamo visto, aiutati dal Catechismo della Chiesa Cattolica in cosa consiste, come la temperanza moderi l'attrattiva dei piaceri e renda capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati [cfr CCC1809]. Ma anche come essa assicuri il dominio della volontà sugli istinti e mantenga i desideri entro i limiti dell'onestà.
    Ci siamo chiesti come questi paroloni potessero dire qualcosa al nostro cuore, alla nostra vita. Cosa significa "beni creati"? Di cosa si tratta quando si parla di "limiti dell'onestà"?
    Cosa vuol dire concretamente "orientare al bene i propri appetiti sensibili"?

    Alla luce di quanto detto anche in merito al grande argomento della castità, del tempo che divora tutto, del cercare di prendere provvedimenti nelle nostre piccole "infermità", ecco un brano su cui riflettere...

    Dal libro del Siracide (5,1-8)

    Non confidare nelle tue ricchezze e non dire: -Basto a me stesso-.
    Non seguire il tuo istinto e la tua forza, 
    assecondando le passioni del tuo cuore.
    Non dire:- Chi mi dominerà?-,
    perché il Signore senza dubbio farà giustizia.
    Non dire: - Ho peccato, e che cosa mi è successo?-,
    perché il Signore è paziente.
    Non essere troppo sicuro del perdono
    tanto da aggiungere peccato a peccato.
    Non dire:- La sua compassione è grande;
    mi perdonerà i molti peccati-,
    perché presso di lui c'è misericordia e ira,
    e il suo sdegno si riverserà sui peccatori.
    Non aspettare a convertirti al Signore
    e non rimandare di giorno in giorno,
    perché improvvisa scoppierà l'ira del Signore
    e al tempo del castigo sarai annientato.
    Non confidare in ricchezze ingiuste:
    non ti gioveranno nel giorno della sventura.

    Attenti però a non giungere a conclusioni affrettate senza prima una dovuta riflessione. Per esempio l'ira di Dio è una categoria tipicamente presente in questi libri della Bibbia (sapienziali); non pensiamo ad un Dio esageratamente umano o dalle peculiarità umane. Il nostro Dio non è un Dio che aspetta un po', e dopo un po' si arrabbia e manda castighi perchè si è stufato (anche se forse ne avrebbe anche ragione): il suo amore, la sua pazienza e la sua misericordia sono sconfinati; è il suo amore della e per la libertà che ci permette di scegliere. Il male nella nostra vita c'è e basta, e quanto spesso lo scegliamo? Ma se noi impariamo a discernere il nostro bene dal nostro male (non quelli oggettivi, ma quelli della nostra vita), e impariamo a non "rimandare di giorno in giorno"(Sir), il tempo del castigo, inevitabile nella nostra vita, non ci coglierà impreparati.

    sabato 9 marzo 2013

    "Gifrini.. gifrini ovunque!!" D:


    Ebbene si, siamo arrivati al giorno fatidico.. quindi:
    prepara lo zaino, saluta i parenti e parti!! la Fraternità di Sinalunga al completo verso S.Maria degli Angeli!! :D
    "Sarà il solito ritiro" ho pensato... ma quando alla reception ci hanno salutato come "Gruppo toscana" ho subito percepito che non sarebbe stato "il solito ritiro".
    Il titolo la dice lunga... GIFRINI OVUNQUE XD, capisci che sei parte di una realtà ancor più vasta delle fraternità locali, regionali...
    Non sei che una piccola goccia nell'oceano... e quell'oceano di 600 persone faceva una certa impressione!!
    Tutto nel perfetto stile Gi.fra, ma ogni ritiro o capitolo che si rispetti ha il suo tema principale...
    I temi di quest'anno erano abbastanza tosti e ammetto che la cosa mi spaventava abbastanza:
    La Chiesa e la disabilità; la Chiesa e la sessualità ad ampio raggio e il diverso orientamento emotivo-sessuale
    (omosessualità); la Chiesa, il divorzio e i divorziati.
    Perché mi spaventavano? Parlare di certe tematiche scottanti in gruppi non di 10 persone, ma di 200 persone.. un po' di strizza ti viene.
    E come è andata? tanto ascolto e accoglienza.. un'aria diversa dalle solite polemiche "da bar" di fronte a verità che spesso ci mettono in difficoltà.
    Ma queste difficoltà da cosa derivano? Forse sono io, forse è l'aria che si respira ultimamente... o sono semplicemente i miei occhi?!
    Abbiamo trattato di cose VISTE dalla chiesa, ma come la guardiamo NOI la Chiesa?

    Durante l'incontro sull'omosessualità un Frate ci ha fatto notare il cosa vuol dire scegliere di essere cristiano, cosa comportano certe scelte, una sorta di "libretto delle istruzioni del buon cristiano/gifrino/ecc"
    Ma quanto abbracciamo veramente la nostra scelta? Siamo nella coerenza o nella selezione del "più comodo possibile"?

    Perché prima ho parlato di occhi? Sono proprio quelli che spesso sbagliano, tendono a aggirare i problemi o accomodarsi.
    è un gioco di sguardi.
    Il nostro deve essere un' innamoramento, se io abbraccio la Chiesa è perché ne sono innamorata e lo sguardo deve fare lo stesso.

    Spesso ci capita di evitare discorsi o dire "e ma la chiesa ecc" e si finisce per dire un po' le solite cose, e in quel
    momento il nostro sguardo è schivo, a volte perplesso...a volte non siamo veramente capaci di ricambiare lo sguardo di Gesù e della Chiesa.

    Il nostro sguardo non sempre è alla ricerca, non sempre accoglie le difficoltà della Chiesa stessa.. non sempre la guardiamo con l'amore che professiamo e ogni anno PROMETTIAMO!!
    Ebbene si, PROMETTIAMO!!


    E' un mandato, noi "siamo fiaccole di speranza", ma se davanti a certi problemi chiudiamo gli occhi, come pretendiamo di vederci chiaro?

    "Voglio vederti Signore" non è solo il canto che abbiamo imparato all'inizio e che il coro ha interpretato da Dio :D, ma è un desiderio!! E' la nostra guida nell'agire.
    Lui ci cerca nel buio della nostra disperazione, del nostro peccato, ma sta a noi vedere, cercare il suo sguardo, chiamarlo!!

    Io non sono tanto brava con le parole, e ce ne sarebbero di cose da raccontare riguardo a quello che la fraternità ha vissuto in quei 3 giorni.. sarà il nostro sguardo a parlarvi :)

    Il "solito ritiro"?? ma quale "solito ritiro"??



    "L' Uomo che è in te"

    ‎"Se dici: Fammi vedere il tuo Dio, io ti dirò: Fammi vedere l'uomo che è in te, e io ti mostrerò il mio Dio. Fammi vedere quindi se gli occhi della tua anima vedono e le orecchie del tuo cuore ascoltano.
    Infatti quelli che vedono con gli occhi del corpo, percepiscono ciò che si svolge in questa vita terrena e distinguono le cose differenti tra di loro: la luce e le tenebre, il bianco e il nero, il brutto e il bello, l'armonioso e il caotico. 

    La stessa cosa si può dire di quanto è di pertinenza delle orecchie e cioè i suoni acuti, i gravi e i dolci. Allo stesso modo si comportano anche gli orecchi del cuore e gli occhi dell'anima in ordine alla vista di Dio. Dio, infatti, viene visto da coloro che lo possono vedere cioè da quelli che hanno gli occhi. Tu hai gli occhi della tua anima annebbiati per i tuoi peccati e le tue cattive azioni. Come uno specchio risplendente, così deve essere pura l'anima dell'uomo. Quando invece lo specchio si deteriora, il viso dell'uomo non può più essere visto in esso. Allo stesso modo quando il peccato ha preso possesso dell'uomo, egli non può più vedere Dio.

    Ma se vuoi, puoi essere guarito. Affidati al medico ed egli opererà gli occhi della tua anima e del tuo cuore. Chi è questo medico? È Dio! Se capisci queste cose, o uomo, e se vivi in purezza, santità e giustizia, puoi vedere Dio."

    Dal «Libro ad Autolico» di san Teofilo di Antiochia, vescovo
    (PG 6, 1026-1027. 1035)