giovedì 31 maggio 2012

"Non c'è PROMESSA non c'è fedeltà, che in Te..."

Domenica 3 giugno ore 1o.3o, promessa della GiFra Sinalunga!!!

Vi aspettiamo alla Madonna del Rifugio



Fr David,        Riccardo,       Valentina, 
Tommaso,    Rachele,    Angelica, 
Matteo,    Silvia,    Demetrio.



giovedì 3 maggio 2012

Visita Nazionale Fraterna e Assemblea Regionale


Nei giorni del 27-28-29 aprile la fraternità della Gifra Toscana ha avuto l'immenso piacere di ospitare il consiglio nazionale della gifra e sono venuti a trovarci il vicepresidente nazionale Leonardo Curcuruto e la consigliera Lucia Zicaro vicino a Firenze, al convento di S.Maria all'Incontro.
Nel pomeriggio di venerdì e nella mattinata di sabato i due consiglieri nazionali hanno incontrato il consiglio regionale, mentre sabato pomeriggio ogni fraternità locale si è brevemente raccontata condividendo in semplicità il cammino di quest'anno. 
In serata, dopo cena, tutti i consigli locali, insieme a quello regionale e quello nazionale hanno partecipato ad una veglia organizzata dalla commissione liturgia regionale, anzi.. da Marcello.
La domenica si sono uniti all'allegra combriccola tanti gifrini provenienti da tutte le fraternità locali ed abbiamo condiviso insieme un simpatico momento di presentazione più nello specifico di ognuna fraternità, mediante video, canzoni dai testi modificati, scatole in testa con scritto "sexy" e quant'altro!
Dopo aver celebrato l'Eucarestia, nel buon spirito francescano, abbiamo pranzato tutti insieme per poi riunirci in assemblea nel pomeriggio.
Ringraziando sentitamente oltre ai consigli di ogni ordine i padri assistenti P.Alessio e P.Mario la gifra di Sinalunga vi augura una buona continuazione e termine dell'anno fraterno e coglie l'occasione per invitarvi ufficialmente il 3 giugno alla nostra promessa al Santuario della Madonna del Rifugio a Sinalunga!!!

mercoledì 18 aprile 2012

Un papa raro: con "sense of humour"

"La gioia profonda del cuore
è anche il vero presupposto dello 'humour';
e così lo 'humour',
sotto un certo aspetto,
è un indice,
un barometro della fede".

(Benedetto XVI)

Il 16 aprile 2012 Benedetto XVI compie 85 anni. E tre giorni dopo compie sette anni di pontificato. Uno scrittore ne traccia un profilo. A sorpresa 



Non ho fatto un esame accurato, ma sono pronto a scommettere che se si analizzassero le ricorrenze verbali all'interno dei testi di Benedetto XVI, la parola più presente sarebbe “gioia”.

Partiamo da una delle tantissime sue affermazioni sull'importanza, per il cristiano, della gioia e proviamo ad applicarla a questo papa che si presentò appena eletto come "umile lavoratore nella vigna del Signore". È una frase tratta dal libro-intervista "Luce del mondo" e, posta quasi in apertura, suona categorica: 

“Tutta la mia vita è sempre stata attraversata da un filo conduttore, questo: il cristianesimo dà gioia, allarga gli orizzonti. In definitiva un'esistenza vissuta sempre e soltanto 'contro' sarebbe insopportabile”. 

Primo punto: gioia e ragione sono collegati. E il collegamento si trova in questa strana religione che “allarga gli orizzonti”. Scriveva Gilbert K. Chesterton parlando della sua conversione: “Diventare cattolici allarga la mente” e, più avanti: “Diventare cattolici non significa smettere di pensare, ma imparare a farlo”.

Secondo punto, a sorpresa: ci eravamo forse abituati all'idea di un papa rivoluzionario, di un papa "contro”, ed ecco che arriva subito la smentita, perché non si può vivere “sempre e soltanto 'contro'”.

Ovviamente la contrapposizione è solo apparente. Nella stessa frase, più avanti, infatti il papa precisa: “Ma allo stesso tempo ho sempre avuto presente, anche se in misura diversa, che il Vangelo si trova in opposizione a costellazioni potenti. […] Sopportare attacchi e opporre resistenza quindi fa parte del gioco; è una resistenza, però tesa a mettere in luce ciò che vi è di positivo”.

Resistenza, dunque, che vuol dire abbandono di ogni rassegnazione, lamento o risentimento, e cammino di ricerca paziente e tenace di “ciò che vi è di positivo”, di quella bontà che è nascosta nelle pieghe della storia degli uomini. È questo il coraggio di Benedetto, il coraggio della gioia:

“La gioia semplice, genuina, è divenuta più rara. La gioia è oggi in certo qual modo sempre più carica di ipoteche morali e ideologiche. […] Il mondo non diventa migliore se privato della gioia, il mondo ha bisogno di persone che scoprono il bene, che sono capaci di provare gioia per esso e che in questo modo ricevono anche lo stimolo e il coraggio di fare il bene. […] Abbiamo bisogno di quella fiducia originaria che, ultimamente, solo la fede può dare. Che, alla fine, il mondo è buono, che Dio c'è ed è buono. Da qui deriva anche il coraggio della gioia, che diventa a sua volta impegno perché anche gli altri possano gioire e ricevere il lieto annuncio”. 


Umiltà vuol dire coraggio, il coraggio della gioia. 

Gioia e umiltà progrediscono o regrediscono di pari passo. Lo aveva ben colto Chesterton nel suo breve ma denso saggio del 1901 sull'umiltà: 

“Secondo la nuova filosofia dell'autostima e dell'autoaffermazione, l'umiltà è un vizio. […] Essa accompagna ogni grande gioia della vita con la precisione di un orologio. Nessuno per esempio è mai stato innamorato senza abbandonarsi a una vera e propria orgia di umiltà. […] Se oggi l'umiltà è stata screditata come virtù, non sarà del tutto superfluo osservare che questo discredito coincide con il grande regresso della gioia nella letteratura e nella filosofia contemporanee. […] Quando siamo genuinamente felici pensiamo di non meritare la felicità. Ma quando pretendiamo un'emancipazione divina, sembriamo avere la certezza assoluta di non meritare nulla”.

Gioia e umiltà, quindi. Le due stanno o cadono insieme. Manca un piccolo tassello intermedio che però è molto presente nell'uomo e nel papa bavarese: l'umorismo. 

Gioia e umorismo sono per Benedetto XVI strettamente collegati. Scrive a conclusione del suo saggio di teologia dogmatica “Il Dio di Gesù Cristo”:

”Una delle regole fondamentali per il discernimento degli spiriti potrebbe essere dunque la seguente: dove manca la gioia, dove l'umorismo muore, qui non c'è nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù Cristo. E viceversa: la gioia è un segno della grazia. Chi è profondamente sereno, chi ha sofferto senza per questo perdere la gioia, costui non è lontano dal Dio del Vangelo, dallo Spirito di Dio, che è lo Spirito della gioia eterna”.

Diceva Jacques Maritain che una società che perde il senso dell'umorismo si prepara il suo funerale.

Umorismo come via per la gioia; il "sense of humour" come modo divertente (nel senso più sano del termine) di vivere la vita, partendo dal punto fondamentale: l'essenza del cristianesimo è la gioia. Per dirla con Chesterton, maestro di umorismo, “la gioia è il gigantesco segreto del cristiano”. Scrive Benedetto XVI in "Il sale della terra":

“La fede dà la gioia. Se Dio non è qui, il mondo è una desolazione, e tutto diventa noioso, ogni cosa è del tutto insufficiente. […] L'elemento costitutivo del cristianesimo è la gioia. Gioia non nel senso di un divertimento superficiale, il cui sfondo può anche essere la disperazione”.

Se il mondo volta le spalle a Dio, ci dice il papa-teologo ex prefetto dell'ex Sant'Uffizio, non si condanna alla falsità, alla bestemmia e neanche all'eresia, ma alla noia. Viene in mente la battuta di Clive S. Lewis pronunciata quando ancora non si era convertito dall'ateismo al cristianesimo: “I cristiani hanno torto, ma tutti gli altri sono noiosi”.

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(s.m.) La pagina sopra riportata è tratta dall'ultimo capitolo del libro su Benedetto XVI che l'autore ha pubblicato in questi giorni:

Nel tracciare il profilo del papa, Monda mette decisamente al centro della scena due sue virtù, l'umiltà e "il suo frutto più gustoso", l'umorismo:
"Sono due parole che trovano in 'humus', terra, una comune radice etimologica. Chi è 'terra terra', chi non si insuperbisce, è a un tempo umile e dotato di umorismo, perché avverte che esiste un mondo più grande del proprio io e, oltre questo mondo, Qualcuno di ancora più grande. Umiltà e umorismo son il segreto della vita, soprattutto per un cattolico, e sono due tratti che caratterizzano al massimo grado l'uomo Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, non meno della sua opera".

Andrea Monda è laureato alla Pontificia Università Gregoriana. Insegna religione nei licei di Roma. Scrive su vari quotidiani e periodici. È autore di volumi dedicati a Tolkien e a C. S. Lewis.

lunedì 9 aprile 2012

la gifra di Sinalunga su TV2000!

La nostra fraternità ha partecipato lo scorso lunedì santo all'inaugurazione del cammino di S.Chiara "I Passi e il Silenzio", che ripercorre nello spazio di 5 tappe i luoghi più significativi della vita di Chiara di Assisi, dalla casa nativa dalla quale scappò nella notte della domenica delle Palme di 8 secoli fa, passando per la Porziuncola, il monastero di S.Paolo delle Abbadesse, S.Angelo in Panzo, San Damiano ed infine dove tutt'oggi riposano le sue spoglie mortali in S.Chiara ad Assisi. Durante il cammino abbiamo ripercorso grazie alle fonti tutti gli episodi che legano questi importanti luoghi alla vita di questa stupenda Santa Assisiate e siamo anche stati inseguiti da particolari personaggi dotati di telecamera e microfono che in qualche modo ci hanno accompagnato durante tutti i 25km. Alcuni dei membri della fraternità sono stati anche intervistati! E chissà che domani alle 17.oo non possiate anche voi vederli su tv2000?
Accorrete numerosi!!!
[i marciatori sono soltanto quelli che vedete seduti!!!]
un abbraccio e una Santa Pasqua a tutti!

domenica 8 aprile 2012

Perchè cercate tra i morti Colui che è VIVO?

La Pasqua è la vittoria dell'amore,
la pienezza della vita.
La scommessa, terribile, di un Dio abbandonato alla nostra volontà
è vinta.

A noi, ora, di credere, 
di vivere da risorti, 
di vedere i teli di lino e di credere, come Giovanni e Pietro. 

A noi, discepoli affannati nella corsa, 
sempre in ritardo rispetto alla forza dirompente di Dio,
resta solo la sfida della fede.

Gesù è risorto: 

smettiamola di cercare il crocefisso,

smettiamola di piangerci addosso e di lamentare un Dio assente. 

Gesù è risorto.
Buona Pasqua a tutti! 

(P. Curtaz)



domenica 25 marzo 2012

Sulle orme di Francesco...

Dal nostro ritiro quaresimale (24-25 marzo 2012) che abbiamo fatto insieme alla Gifra di Monte alle Croci (Fi)... dalla Rocca Maggiore alla Porziuncola, passando per l'eremo delle Carceri,  San Damiano, il Vescovado e santa Chiara...

Matteo, Rachele, Riccardo, e Valentina

domenica 18 marzo 2012

FARSI PANE

Può esser bello, ma non è facile farsi pane.
Significa che non puoi vivere per te,
ma per gli altri.
Significa che devi essere disponibile a tempo pieno.
Significa che devi avere pazienza e mitezza,
come il pane
che si lascia impastare, cuocere e spezzare.
Significa che devi essere umile,
come il pane
che non figura nella lista delle specialità, 
ma è sempre lì per accompagnare.
Significa che devi coltivare la tenerezza e la bontà,
perchè così è il pane,
tenero e buono.

(R. Prietro)



GRAZIE A SILVIA..



martedì 6 marzo 2012

Tu per noi sei Speranza


Pace a voi!

Oggi vogliamo condividere con voi il frutto di un nostro piccolo lavoro fatto a più mani, che rientra nell'ambito di un ciclo di meditazioni quaresimali, sulle parole di san Francesco contenute nella preghiera delle LODI DI DIO ALTISSIMO.
Tutto questo è stato possibile grazie a Monica Cardarelli, giornalista del quotidiano on line "La Perfetta Letizia" (www.laperfettaletizia.com).
Tempo fa, Monica ha contattato varie realtà che vivono la fraternità, come le sorelle clarisse di Cortona, i frati moniri di Santa Margherita, i Cappuccini delle Celle, il Ministro Nazionale Ofs Remo di Pinto, e anche noi, chiedendoci di scegliere una delle tante invocazioni che Francesco fa a Dio in questa preghiera.. quella che sentivamo più nostra, quella che ci apparteneva e che "parlava anche di noi".

Ed ecco dunque il nostro articolo, "Tu per noi sei Speranza"


Come giovani che hanno scelto a guida del loro cammino Francesco d’Assisi, siamo rimasti colpiti dall’immagine di Dio come “Somma Speranza”. È bello per noi pensare che frate Francesco piccolino sperasse in Dio in ogni circostanza, anche in vista del fatto che compose queste Lodi rendendo grazie per il grande dono delle Stimmate. Mai come oggi noi giovani sentiamo il bisogno di sperare, e di sperare in qualcosa di vero. Per Francesco la Speranza è stata sempre il motore, lo slancio verso la Perfetta Letizia, soprattutto nei momenti di grande sofferenza ed incertezza, proprio come quello della Quaresima sul Sacro Monte della Verna.

Non una, ma due volte Francesco, in queste Lodi, nomina Dio come “nostra Speranza”, accostandola prima alla gioia “Tu sei gaudio e letizia, sei la nostra speranza” ed in seguito alle altre virtù cardinali “Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità”, quasi a voler significare che si parte dalla gioia per poi arrivare alla fede perfetta.

Quando noi, nel nostro quotidiano, chiamiamo Dio “nostra Speranza”? Presi dalle nostre debolezze, limiti e dubbi, troviamo difficile ri-cor-dare Dio come Speranza, cioè “riporre il nostro cuore” in Lui, nostra luce. A noi piace comunque vedere la Speranza come una fiammella, sempre presente in noi e sempre pronta per essere accolta, perché, come dice un antico proverbio: “Non esiste notte tanto lunga che impedisca al sole di risorgere”.


La gioventù francescana di Sinalunga,
Angelica, Matteo, Rachele, Riccardo, Silvia, Tommaso e Valentina

sabato 21 gennaio 2012

L'OBBEDIENZA A DIO, una riflessione di Don Andrea Santoro.

Uno stralcio di una delle numerose lettere di don Andrea Santoro, missionario in Turchia.

Obbedire è sempre difficile, soprattutto quando questo porta ad una sofferenza personale.
Leggiamo attentamente.


"Roma, 11 settembre 2002
 Carissimi,
spero di trovarvi bene o comunque ben fondati nel Signore, perché questo ci permetta di dire che va bene anche quando le giornate sono buie.
Vi manifesto alcuni pensieri sparsi [...]
Da questa mattina il giardiniere del Seminario Romano, dove sono ospite, sta potando la siepe: zac zac zac... Mentre prego passeggiando nel chiostro ogni zac mi si conficca nel cuore e mi provoca un leggero tremito. Mi rendo conto che il Signore sta potando anche me. Quel rumore me lo ricorda e mi fa un po' male. Poi guardo la siepe e mi rendo conto che man mano che il giardiniere avanza la siepe appare più bella e soprattutto pronta per la crescita. Allora mi consolo. Se mi pota è perché ho bisogno di perdere qualcosa. Non debbo andare a raccattare quello che mi toglie per appiccicarmelo testardamente addosso. Se mi spoglia è perché stia meglio dove vuole mettermi. Se pota è perché <>, come diceva Gesù. Riprendendo il salmo 126 posso dire: <>. Dobbiamo solo lasciar fare a Dio e abbandonarci alla sua mano.


Don Andrea Santoro, ucciso a Trabzon il 6 febbraio 2006

lunedì 9 gennaio 2012

CHIARA, DONNA DI CORAGGIO E DI FEDE

Campo regionale della gioventù francescana della Toscana - Marina di Bibbona, 2-5 gennaio 2012